Autosvezzamento. Istruzioni per l’uso!

Autosvezzamento. Istruzioni per l’uso!

Autosvezzamento. Istruzioni per l’uso!

Fino a pochi anni fa (e in diversi casi ancora oggi) la maggior parte dei pediatri consigliava di introdurre gradualmente i cibi, iniziando con pochi – di solito mela, patata, carota e zucchina – da proporre sotto forma di passato o brodino. 

Oggi si parla invece di autosvezzamento, un approccio diverso, definito anche, più precisamente, alimentazione complementare a richiesta’. In questa fase e  per un periodo di tempo variabile a seconda dei bambini, il latte rimane l’alimento principale, per poi perdere progressivamente importanza. Ovvero l’introduzione nella dieta dei lattanti di alimenti diversi dal latte (materno o artificiale).

Ma come funziona?

Questa pratica è sostenuta anche dall’Associazione culturale pediatri, Non si seguono ricette precise, ne si acquistano pappe pronte, da aggiungere gradualmente alla dieta. Il sistema è molto più semplice, basta proporre al bambino quello che lui vuole assaggiare, prendendolo dalla tavola dei genitori. Naturalmente il cibo va ridotto in piccoli pezzi e l’operazione va sempre seguita dall’adulto.

E le allergie?

Diverse ricerche hanno dimostrato che intorno ai sei mesi l’apparato digerente del bambino è in grado di tollerare qualsiasi alimento. Naturalmente si parla di bambini senza specifici problemi di salute.

Il presupposto per il passaggio agli alimenti solidi è che, oltre alle competenze digestive e neurologiche, il bambino manifesti il proprio interesse.

Con l’autosvezzamento è possibile proporre precocemente un’alimentazione equilibrata e varia, che comprenda molta frutta e verdura, anche quelle dal sapore amaro che tutti mangiano malvolentieri. Se proposte in modo frequente, con piccoli assaggi ‘liberi’ e non con imposizioni, è più facile che siano accettate.

I genitori si devono fidare dei piccoli, li devono sapere ascoltare ed essere consapevoli che sono in grado di imparare dai genitori, anche a mangiare. Alimentarsi , per un bambino, è un atto naturale. Bisogna offrire cibi salutari, gli stessi portati a tavola dalla famiglia, e lasciare che facciano da soli. Questo approccio è approvato anche dalla Società europea di gastroenterologia, epatologia e nutrizione pediatrica (Espghan) secondo cui la condivisione dei pasti e un ruolo più attivo del bambino, possono incoraggiare uno stile genitoriale più responsivo, che consiste nell’osservare i segnali di fame e sazietà e rispondere in modo coerente. Questo approccio è fondamentale per una crescita sana, tanto da essere considerata un utilissimo alleato per la prevenzione dello sviluppo di sovrappeso e obesità nei primi due anni.

E non si rischia di soffocarlo?

Secondo studi recenti il rischio di soffocamento è paragonabile a quello presente nello svezzamento tradizionale. Il tema è così importante che anche il Ministero della salute ha pubblicato le linee guida per un pasto sicuro. Il testo contiene sia indicazioni sulla scelta e la preparazione dei cibi nei primi anni, sia le modalità corrette per proporre i cibi ai bambini al fine di ridurre il rischio di soffocamento. Si tratta di misure importanti per tutte le modalità di svezzamento .

Libro da non perdere sull’argomento è Io mi svezzo da solo! Dialoghi sullo svezzamento di Lucio Piermarini

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