Tumore e maternità. Un “diritto” ancora negato

Tumore e maternità. Un “diritto” ancora negato

Tumore e maternità. Un “diritto” ancora negato

Grazie ai progressi delle cure oncologiche, il tumore rappresenta ormai per molti una parentesi più o meno lunga, al di là della quale c’è comunque la vita, fatta anche di lavoro e di famiglia. L’esercito dei survivor è di anno in anno più nutrito e questo sta facendo emergere nuovi bisogni e nuovi sogni da tradurre in realtà. Come quello di diventare genitori, una volta superata la “parentesi” cancro. Il 3% delle neoplasie femminili si verifica tra i 18 e i 39 anni. Sono dunque 5.000 le donne che ogni anno devono confrontarsi con un tumore in età riproduttiva. Di queste almeno 1.500 sarebbero interessate a realizzare un progetto di maternità, dopo il cancro.

Per gli uomini il discorso di mantenere una possibilità riproduttiva è stato affrontato già da molti anni e la crioconservazione dello sperma è una pratica ormai quasi routinaria, anche perché facile da realizzare, a costi contenuti. Diverso il discorso per le donne, per le quali la preservazione della fertilità non è ancora un passaggio scontato, né abituale, prima di affrontare i trattamenti anti-tumorali.

ll cancro della mammella e i linfomi sono le neoplasie più frequenti nelle giovani donne. Rappresentano il 60% di tutti i tumori al di sotto dei 40 anni e vengono trattati nella maggior parte dei casi con trattamenti chemioterapici potenzialmente tossici per la funzione ovarica. Per le donne interessate da queste neoplasie, ricorrere a queste tecniche ormai consolidate per prevenire l’infertilità, consente di conservare il sogno nel cassetto di diventare mamme, una volta guarite.

«Molte donne, ricevuta la diagnosi – Elisabetta Iannelli, segretario della FAVO – ad oggi non ricevono nessuna forma di indicazione su come tutelarsi per un futuro di maternità. Vent’anni fa non ci si poneva il problema della vita “dopo”. Oggi, grazie anche a tutte le buone terapie che abbiamo, l’attenzione è puntata anche sulla progettualità futura, al di là del cancro e quindi ai due cardini fondamentali della vita che sono il lavoro e la famiglia. Purtroppo le risposte del SSN a questo proposito sono ancora scarse: il costo dei farmaci è a completo carico delle pazienti, i percorsi clinico-assistenziali non sono stati ancora definiti e manca del tutto un osservatorio nazionale che si occupi del problema».

A questo link tante altre informazioni sull’argomento nonché l’appello di richiesta di modifica delle note prescrittive per i farmaci che proteggono le ovaie durante la chemio. Il trattamento con questi farmaci costerebbe complessivamente solo 77mila euro l’anno.

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