SPECIALE Ogm: genitori sapete schierarvi pro o contro? E con quali motivazioni?

SPECIALE Ogm: genitori sapete schierarvi pro o contro? E con quali motivazioni?

SPECIALE Ogm: genitori sapete schierarvi pro o contro? E con quali motivazioni?

Quando decidiamo di assumere una posizione nel delicato dibattito pro o contro Ogm, a cosa stiamo pensando? All’ambiente in cui viviamo, alla salute dei nostri figli, alla qualità di un alimento, ai diritti dei popoli?
Se vostro figlio dovesse chiedervi: “Ma tu sei pro o contro gli Ogm?” che cosa rispondereste?

Con questo speciale, DireFareAggregare intende riportare i differenti punti di vista in gioco espressi in articoli ed interviste da personalità attive nel dibattito, appartenenti al nostro territorio, al panorama nazionale e a quello internazionale.

Buon approfondimento!
Oggi è in atto una vera e propria guerra del cibo che vede contrapposti da un lato il cibo industriale, dallaltro quello artigianale”. Con queste parole Lucio Cavazzoni, presidente di Alce Nero, introduce la sua riflessione, sviluppata e spiegata nel libro I semi di mille rivoluzioni, Alce Nero storie di ulivi, uomini e api, scritto insieme a Gaia De Pascale ed edito da Ponte alle Grazie.
Una guerra che nel cibo incarna, simbolicamente e non, un modello di sviluppo che coinvolge il rapporto con l’ambiente e con la comunità, investendo valori quali la democrazia e la libertà.
Nel volume vengono raccontate diverse storie che hanno come comune denominatore la scelta di un percorso nuovo, di cambiamento, di economie differenti, di relazione con la terra ma anche con il mondo che ci circonda. Si ripercorre, attraverso la simbologia di api, ulivi e grano, alcuni dei quasi 40 anni di storia del gruppo che oggi conta oltre mille soci agricoltori e apicoltori biologici, in Italia e nel Mondo. Sono queste, dunque, le storie di tanti piccoli rivoluzionari, che attraverso un approccio artigianale rappresentano anche un’altra idea di mondo.
Cavazzoni avanza una critica alle posizioni espresse, qualche settimana fa, da Umberto Veronesi sugli Ogm: “Veronesi non considera la minaccia micidiale rappresentata dagli Ogm sia in termini di concentrazione del potere, con 4 grandi multinazionali che controllano tutto con il solo obiettivo di fare profitto, sia in termini di know-how”.
Essere contro gli Ogm, per il presidente di Alce Nero, non significa essere contro la ricerca scientifica: “Noi investiamo la maggior parte delle nostre esigue risorse in ricerca ed innovazione, il biologico di oggi non è quello di cento anni fa”.
Qui potete ascoltare l’intervista a Cavazzoni pubblicata da Radio Città Fujiko.

Umberto Veronesi è quindi di tutt’altro parere: l’uso di Ogm in agricoltura previene le malattie ed in futuro permetterà di sfamare un mondo in cui saremo sempre più numerosi. Qui potete trovare un interessantissimo articolo di Veronesi edito da Repubblica.it/ambiente in cui descrive la motivazione della nascita dell’Ogm e definisce la sua utilità per l’uomo: “Basta pensare che gli esseri umani da sfamare sulla Terra sono già 7 miliardi e saranno 9 miliardi fra poche decine di anni, a cui vanno aggiunti 4 miliardi di animali da allevamento. Il mondo vegetale non si può moltiplicare agli stessi ritmi, e dunque dobbiamo trovare come assicurare la sopravvivenza della vita sul pianeta”. Sempre in questo articolo racconta come, nella sua attività di oncologo, abbia toccato con mano il potere buono della genetica applicata all’agricoltura, studiando a lungo l’azione cancerogena di un fungo che si sviluppa nei climi caldi e che produce potenti agenti all’origine di molti tumori. Prendiamo il caso del nostro mais:  quando cresce in un clima molto caldo viene attaccato dalla piralide, un parassita che scava caverne all’interno del fusto, in tali caverne il fungo di cui sopra, trova molto facile insediarsi e liberare le sue tossine. Il mais diventa o cibo per l’uomo (la polenta per esempio) oppure mangime per le mucche che, infettate, producono latte contaminato. Negli Stati Uniti hanno trovato il modo di inserire un gene nel mais che lo rende resistente a tale parassita, senza dover utilizzare gran quantità di pesticidi, che possono essere comunque tossici per l’uomo. Dice Veronesi: “Un intervento ottimo per l’economia e la salute, che però nel nostro Paese non ha potuto essere realizzato. Perché? È una questione di cultura, appunto, che deve sempre accompagnare il progresso della scienza perché i suoi risultati non appaiano lontani dal fine ultimo della ricerca scientifica, che è il miglioramento della qualità di vita dell’uomo”.
Il pensiero di Veronesi è dunque: “appare assurdo opporsi per principio all’applicazione della genetica in agricoltura e sembra invece ragionevole studiare, per ogni prodotto cosiddetto Ogm, il rapporto rischio-beneficio. Spero che il dibattito aperto su queste pagine dia un contributo significativo in questa direzione”.

Diversa l’opinione che riportiamo qui nell’intervista di Federico Rampini a Vandana Shiva, leader indiana del vasto movimento mondiale contro gli organismi geneticamente modificati. Vandana Shiva ha ricevuto il prestigioso Right Livelihood Award, guida una crociata globale contro la multinazionale Monsanto e si è costruita un immenso seguito, con alleati italiani come Slow Food e Terra Madre.
In questa intervista dice: “Il principio fondamentale che ci muove è questo: l’idea che il diritto su un seme sia proprietà privata, è inaccettabile. Non si deve poter brevettare e privatizzare una pianta (o addirittura generazioni di piante) così come non si deve poterlo fare con la vita umana. L’America difende delle forme estreme di proprietà privata attraverso i brevetti. Non sono contraria alla ricerca. L’importante è che gli scienziati distinguano i ruoli. Chi fa ricerca in laboratorio non deve poi essere coinvolto nella commercializzazione di un prodotto. Uno scienziato puro non deve trasformarsi in venditore globale di sementi brevettate. La Monsanto non persegue il progresso scientifico, altrimenti non sarebbe contraria alla trasparenza. Guardi, nonostante le loro campagne perfino in America l’opinione pubblica vuol essere informata, chiede l’etichettatura degli Ogm. E Monsanto che fa? Trascina in tribunale lo Stato del Vermont per bloccare l’obbligo delle etichette trasparenti. Anche l’Europa è minacciata: dentro il nuovo trattato di libero scambio che state negoziando con gli Usa ci sono attacchi al vostro principio di precauzione”.
In questa discussione entra anche il tema Expo 2015. Vandana relativamente alla sua partecipazione dice: “L’importante è che l’Expo non sia una manifestazione commerciale bensì un’occasione educativa, per riflettere sul grande tema di oggi: in che modo si deve nutrire l’umanità, con quali conseguenze sulla salute, sui consumi energetici, sulla biodiversità. Dobbiamo riprenderci questi temi essenziali della vita, sottrarli alla macchina propagandistica dell’agrobusiness“. Relativamente a questo tema anche il Presidente di Alce Nero, Lucio Cavazzoni : “È in atto una guerra del cibo, Expo 2015 deve dire da che parte sta, perché in gioco ci sono libertà e democrazia”.

In relazione al tema dell’Expo 2015 e della sostenibilità ambientale, segnaliamo anche questo articolo, per una maggiore e più ampia trattazione dell’argomento.
Per concludere riportiamo qui il pensiero di Petrini, fondatore di Slow Food: “Le multinazionali non sono trasparenti, è un diritto dei popoli opporsi ai semi geneticamente modificati”. In questo articolo si discute di come, del resto, anche il mondo scientifico sia diviso sull’argomento.

In ultima analisi segnaliamo il pensiero di COOP, voce forte della grande distribuzione organizzata italiana. Supera i 10 milioni di euro l’anno il costo sostenuto da Coop per garantire, a chi ha acquistato un prodotto a marchio, di non mangiare cibi transgenici. È una cifra altissima che potrebbe addirittura lievitare se, come afferma Claudio Mazzini – responsabile innovazione, sostenibilità e valori di Coop Italia – l’Europa decidesse di “aprire” alle coltivazioni biotech come richiesto da alcuni Paesi. “Una decisione del genere farebbe lievitare i prezzi finali dei prodotti Coop e non gioverebbe a nessuno, né ai consumatori né ai produttori italiani che, difatti, nella stragrande maggioranza, non vogliono gli Ogm. I 10 milioni di euro del Progetto Ogm-free sono la somma dei costi aggiuntivi riconosciuti ai coltivatori e agli allevatori che evitano la soia transgenica (che costa di meno), dei costi dei controlli e per la segregazione delle filiere. Perché oggi il paradosso è proprio questo, che chi non vuole gli Ogm deve pagare la scelta degli ultimi arrivati che sposano il biotech contaminando il mercato”.

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