SPECIALE ETICHETTATURA ALIMENTI: mamme attenzione perché dal 14 dicembre non sarà più tanto facile fare la spesa!

SPECIALE ETICHETTATURA ALIMENTI: mamme attenzione perché dal 14 dicembre non sarà più tanto facile fare la spesa!

SPECIALE ETICHETTATURA ALIMENTI: mamme attenzione perché dal 14 dicembre non sarà più tanto facile fare la spesa!

Mamme, e se domani al supermercato comprando un prodotto e guardando la sua etichetta non foste più in grado di capire da quale stabilimento di produzione arrivi? E se per fatalità in quel prodotto vi fosse il temibile botulino e ciò costasse un’eventuale intossicazione all’ignaro consumatore invitato a cena da voi? O peggio… ad un vostro famigliare?

ll 13 dicembre entrerà in vigore la nuova etichetta europea, che si basa sul regolamento europeo 1169/11. La normativa in questione è il risultato di anni di lavoro del Consiglio e del Parlamento Ue, e ha lo scopo di realizzare una base comune per regolamentare le informazioni sugli alimenti e consentire ai consumatori di compiere scelte consapevoli. In linea teorica, dunque, le nuove regole rispondono a un’esigenza di maggiore trasparenza, contribuiscono a uniformare le legislazioni dei singoli Paesi e a garantire la libera circolazione di alimenti sicuri.

Fin qui tutto bene. Ma a leggere con attenzione gli articoli del regolamento, che modifica e abroga tutta una serie di direttive precedenti, ci si accorge che qualche lacuna c’è…

Riprendiamo il nostro “invito a cena con delitto” di cui sopra.
Dopo la visita al pronto soccorso dello sventurato consumatore e la rassegna dei cibi assunti, occorrerebbe immediatamente identificare il prodotto e contattare lo stabilimento di produzione per allertare i cittadini. A questo punto ci sono due possibilità: risalire subito allo stabilimento di origine indicato sull’etichetta (come ora accade), oppure rintracciare lo stabilimento interpellando l’azienda che ha apposto il marchio sulla confezione, e che magari ha la sede all’estero (come rischia invece di accadere). Se il problema accadesse di sabato o domenica sarebbe necessario aspettare ore e forse giorni e il botulino potrebbe provocare altre vittime e forse dei morti. Non si tratta di un evento così improbabile e la Direzione generale per la sicurezza degli alimenti e della nutrizione del Ministero della Salute sa di cosa stiamo parlando e sa che il rischio c’è ed è serio. In Italia l’allerta botulino è scattata tre volte negli ultimi 16 mesi! Ebbene sì, questo scenario sta per realizzarsi.

Il secondo motivo per cui lo stabilimento di origine deve essere riportato sull’etichetta, è quello di dare la possibilità ai consumatori di privilegiare i prodotti confezionati in Italia, per favorire il mantenimento di posti di lavoro a livello locale e contribuire alla lotta contro le delocalizzazioni. Se anche in Italia prevarrà la “logica” delle multinazionali, potremmo trovare sugli scaffali alimenti con una forte caratterizzazione italiana, ma prodotti altrove.

Perché pensare che ciò possa accadere? Perché la norma italiana, che prescrive l’obbligo dell’indicazione sulle etichette alimentari della sede dello stabilimento di produzione e/o confezionamento, sta per sparire. Si tratta di una regola antica – a suo tempo accettata dalla Commissione europea proprio per facilitare la gestione di richiami dal mercato urgenti, relativi a prodotti nocivi all’organismo – che rischia di sparire. A niente è servita, purtroppo, la petizione on line promossa qualche mese fa dal sito Io Leggo l’Etichetta, così come l’interpellanza urgente presentata alla Camera dei Deputati dal Movimento 5 Stelle al fine di mantenerla in vigore. Anche il sito Il Fatto Alimentare ritiene importante insistere con questa richiesta per agevolare il lavoro degli operatorii sanitari quando si trovano ad affrontare una seria emergenza alimentare.

E noi genitori cosa possiamo fare?
Potete andare sul sito www.ioleggoletichetta.it (al link sotto riportato) per conoscere il comportamento delle aziende produttrici e delle catene di grande distribuzione (per intenderci gli ipermercati e supermercati che tutti frequentiamo) e scoprire chi ha appoggiato la petizione e la richiesta di trasparenza e chi no… qualche segreto? Nell’elenco troviamo ad esempio COOP ITALIA e CONAD…

Come si legge sul sito www.ilfattoalimentare.it, il problema è urgente perché se il Governo italiano non provvederà subito a notificare questa norma alla Commissione europea, dal 14 dicembre 2014 (data di applicazione del regolamento UE n.1169/2011) l’indicazione sull’etichetta della sede dello stabilimento di produzione o confezionamento, non ci sarà più. Da quanto risulta ai giornalisti del Fatto Alimentare, il Ministero dello Sviluppo economico non ha manifestato l’interesse al mantenimento della dicitura. Anzi, pare che abbia manifestato la volontà di non mantenere la scritta attraverso una nota informativa diffusa alle associazioni delle varie categorie produttive lo scorso luglio e mai resa effettivamente pubblica…

Vista l’importanza dell’argomento, torneremo a parlarne presto!
Con i nostri “speciali” diventerete ottimi lettori di etichetta! Perché noi voglimo sapere quello che mangiano i nostri figli!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *