Rubrica del Melograno: di cammelli e di bambini

Rubrica del Melograno: di cammelli e di bambini

Rubrica del Melograno: di cammelli e di bambini

Nella nostra cultura, mettere al mondo un figlio è un fatto personale e privato, innanzi tutto della donna, poi della coppia e tutt’al più dei nonni. Non c’è affatto l’idea che la nascita di un bambino riguarda tutti. Tutti noi che siamo parte della comunità umana,  noi che riceviamo un dono ogni volta che nasce un bambino, noi che possiamo nutrirci della vitalità, dei sogni e delle speranze delle future generazioni.

Ma proviamo a pensare che potrebbe andare diversamente.

Ecco qua una storia di un villaggio che si stringe intorno a una nascita fin dai primi momenti.

Siamo nel Deserto dei Gobi in un villaggio di pastori nomadi. Alcune cammelle sono incinte e prossime al parto. E’ un argomento di cui si parla e ci si alza la notte per vedere che tutto vada bene.
Una delle cammelle ha però un parto lungo e molto doloroso, ha gli occhi pieni di paura e si lamenta giorno e notte. E’ molto sofferente e i pastori l’aiutano con fatica  a far nascere il cammellino. 
Sembra che tutto sia finito bene, ma la cammella rifiuta il piccolo, lo caccia quando lui cerca di succhiare il latte e ha sempre quello sguardo pieno di paura che aveva durante il doloroso travaglio, come se fosse rimasta incagliata in quel tempo.
I pastori cercano di convincerla, avvicinando il cammellino alla sua faccia perchè lei possa annusarlo, ma non serve a niente. La cammella si allontana dalle tende e invano il povero cammellino la rincorre. 
La vecchia di casa la sa lunga: “Ha avuto un parto difficile ed è il suo primo figlio. Può succedere”. 
La famiglia decide infine di andare a chiamare un musicista che abita a qualche ora di cammellata nel deserto, e sono due bambini ad andare.
Il musicista arriva in groppa a un motorino scassato, imbracciando uno strumento a corde simile a un violino. Dopo il tè di benvenuto dentro alla tenda, tutta la comunità si siede intorno alla cammella e al musicista. Donne, uomini, vecchi, bambini di tutte le età: non manca nessuno. Per prima cosa il musicista appoggia lo strumento al corpo della cammella, e lascia che il vento, passando tra le corde, produca delle vibrazioni e dei deboli suoni. Poi inizia a suonare, mentre una donna della famiglia accarezza amorevolmente il collo della cammella, senza fermarsi mai.
All’inizio la cammella ha il solito sguardo spaventato, ma al tempo stesso è come se qualcosa riuscisse ad attirare la sua attenzione, qualcosa che riesce a infiltrarsi nello spavento in cui è rimasta imprigionata. 
Il violinista suona e la donna che l’accarezza inizia a cantare.
Ora la cammella ascolta la musica.
Il violinista suona e la donna l’accarezza e canta.

Il cammellino geme, tenta disperatamente di avvicinarsi alla madre, ma un pastore lo trattiene, ha paura che sia troppo presto. Poi lo lascia andare e la cammella per la prima volta non lo caccia. Il piccolo annaspa sotto il ventre della madre alla ricerca del capezzolo e inizia a succhiare.

La cammella ha lo sguardo attento e ad un certo punto dai suoi occhi sgorgano copiose lacrime. Ora il suo sguardo non è più pieno di paura, sembra invece essere tornata da lontano, da un posto buio che faceva paura. Annusa il piccolo e strofina il muso tra i suoi peli, mentre il musicista continua a suonare.

E’ The Story of the Weeping Camel, un bellissimo film di Luigi Falorni e Byambasuren Davaa del 2005. Un racconto semplice, pieno di poesia e che ci riguarda, perché le donne non sono tanto diverse dalle cammelle, e i cammellini non sono tanto diversi dai nostri bambini.

Morale: per crescere un bambino, e anche un cammellino, ci vuole un intero villaggio.

Marzia Bisognin

Operatrice della nascita iscritta al Registro del Melograno Nazionale, doula dalla fine degli anni Settanta, autrice e collaboratrice di diverse pubblicazioni sul tema della maternità. Presidente della sede di Bologna del Melograno, dove conduce i Percorsi di Accompagnamento alla Nascita e lo Sportello Allattamento. Componente del Comitato Scientifico del Melograno Nazionale e docente della Scuola dei 1000 Giorni.

View my other posts

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *