Registro elettronico a scuola: può aumentare la sicurezza dei nostri figli?

Registro elettronico a scuola: può aumentare la sicurezza dei nostri figli?

Registro elettronico a scuola: può aumentare la sicurezza dei nostri figli?

Dopo l’agghiacciante caso di Andrea Loris Stival, otto anni, sparito sabato mattina nei pressi della scuola elementare di Santa Croce Camerina, in provincia di Ragusa, trovato cadavere in un canaletto, ci si è posti su molti canali di informazione la domanda: se il registro elettronico avesse funzionato si poteva evitare questa tragedia? L’sms: «Tuo figlio è assente» non è arrivato perché la situazione nella scuola, secondo i dati diffusi dal Miur (Ministero Istruzione Università Ricerca), a gennaio 2014 è questa: “Il protocollo informatico, obbligatorio per le Pubbliche Amministrazioni dal 2004, è molto diffuso (78,3%) in tutte le scuole; in più del 50% degli istituti è presente il servizio di comunicazione online scuola – famiglia; il registro elettronico, di recente introduzione, ha una diffusione pari al 58,2%. Meno utilizzata l’archiviazione elettronica dei documenti (31,2%) (Tab.1)”.

Dai dati citati qui sopra, elaborati dal servizio statico del Miur, raccolti in “LE DOTAZIONI MULTIMEDIALI PER LA DIDATTICA NELLE SCUOLE A.S. 2013/14”, pubblicato a gennaio 2014, emerge che almeno la metà delle scuole non ha ancora implementato questi servizi perché:

  • le comunicazioni online scuola-famiglia sono presenti solo nel 50% delle scuole (38% in Calabria, 43% in Sicilia, 72% nelle Marche); il registro elettronico figura solo nel 58% dei plessi, l’archiviazione elettronica dei documenti, invece, solo nel 31%.
  • colpa è anche delle connessioni internet nelle scuole: delle 365mila aule del Paese, sono ancora 140mila quelle che viaggiano a velocità medio-bassa, ha connessioni veloci solo il 10% delle scuole primarie e il 23% delle secondarie. In molte scuole si accede ad internet solo dalla segreteria o dal laboratorio tecnologico.
  • i costi della  connessione: si parla di spesa che si aggira  tra i 400 e 600 milioni per soddisfare il fabbisogno delle scuole di cavi o wifi che mettano in rete e in comunicazione gli istituti.

Questo è il quadro: il processo di «dematerializzazione» lanciato dal Miur a ottobre 2012 procede a rilento e il luogo per eccellenza, nel quale tante risorse dovrebbero essere concentrate per investire su un futiro migliore dei nostri figli, è indietro!

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