“PATERNITY” IN ITALIA

“PATERNITY” IN ITALIA

“PATERNITY” IN ITALIA

I bambini, si sa, cercano la mamma. Sempre o quasi, se stanno male, se fanno i capricci, se hanno bisogno di coccole. È la natura, ma, in parte, succede questo perché è con la mamma che passano la maggior parte del tempo. Perché la mamma li ha portati per nove mesi in grembo, perché la mamma li allatta e perché è colei che si prende cura di loro mentre i papà lavorano.

In un mondo dove le donne spesso sacrificano la loro carriera per occuparsi a tempo pieno o quasi dei figli, andiamo a fare un’analisi dettagliata dei diritti che la legge riconosce anche ai padri in alternativa alle madri o insieme ad esse, anche se siamo ancora lontani dai trattamenti più favorevoli previsti negli altri Paesi europei in tema di diritti dei genitori.

La recente normativa (L. 92/2012) riconosce al padre, per le nascite avvenute nel triennio 2013/2015, in via sperimentale, la possibilità di assentarsi dal lavoro per tre giorni. Il primo giorno obbligatorio è aggiuntivo rispetto al congedo di maternità o paternità, gli altri due facoltativi, sono alternativi al congedo. Vanno richiesti con comunicazione scritta al datore di lavoro, con un preavviso di 15 giorni (si considera la data presunta del parto ove richiesto in relazione all’evento nascita). Il periodo di congedo è retribuito al 100 per cento e spetta a tutti i lavoratori dipendenti del settore privato entro 5 mesi dalla nascita del bimbo; previsto anche in caso di parto prematuro, adozione o affidamenti.

Il diritto all’astensione obbligatoria dal lavoro si estende al padre lavoratore che ne beneficia in alternativa alla madre per tutta la durata spettante a quest’ultima (due mesi precedenti al parto e tre mesi successivi) o per la parte residua in caso di morte o grave infermità della madre, abbandono del bambino da parte della madre e affidamento del bambino al padre in via esclusiva.

Stesso discorso dicasi per l’astensione facoltativa dal lavoro, richiesta fino ai 12 anni di vita del bambino (non più fino agli 8 anni) con relativa indennità erogata dall’Inps fino ai 6 anni di età. Il padre può astenersi per un periodo continuativo o frazionato (anche ad ore) non superiore a 6 mesi, elevabile a 7 (entrambi i genitori non devono superare i 10 mesi, aumentabili a 11). È estesa la possibilità di usufruire del congedo da parte del padre nei casi in cui la madre sia impossibilitata a fruirne. Analoga previsione viene introdotta per i casi di adozione o di affidamento, per i quali la possibilità di fruire del congedo parentale inizia a decorrere dall’ingresso del minore in famiglia. In ogni caso, resta invariata la durata complessiva del congedo.

Al padre spettano, inoltre, i permessi per allattamento, fino ad un anno di vita del bambino, in caso di affidamento del figlio al solo padre, di morte o grave infermità della madre, in alternativa alla madre lavoratrice dipendente che non se ne avvale o madre non lavoratrice dipendente.

In alternativa alla madre, il padre può usufruire di permessi non retribuiti per le malattie di ciascun figlio, per tutta la durata della malattia fino al compimento dei tre anni di vita del bambino e nel limite di cinque giorni lavorativi all’anno per figli di età compresa tra i 3 e gli 8 anni.

Dott.ssa Nadia Grano

Sono una mamma e una consulente del lavoro a tempo pieno. Ho conseguito una Laurea in Scienze Politiche presso l’università degli Studi di Bologna nell’anno 2001 e un Master sui conflitti di lavoro e Relazioni Sindacali. Dopo aver terminato la pratica professionale presso studi di consulenza del lavoro, ho intrapreso la libera professione dal 2009. Presto consulenza alle aziende nelle materie di amministrazione e gestione del personale, nell’elaborazione dei cedolini paga e nelle problematiche inerenti il rapporto di lavoro nella città di Bologna e provincia e in alcune regioni d’Italia.

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