Nativi Digitali e la Carta dei Diritti in Internet: consultazione pubblica aperta fino a fine febbraio

Nativi Digitali e la Carta dei Diritti in Internet: consultazione pubblica aperta fino a fine febbraio

Nativi Digitali e la Carta dei Diritti in Internet: consultazione pubblica aperta fino a fine febbraio

Internet ha contribuito in maniera decisiva a ridefinire lo spazio pubblico e privato, a strutturare i rapporti tra le persone e tra queste e le istituzioni. Ha cancellato confini e ha costruito modalità nuove di produzione e utilizzazione della conoscenza. Ha ampliato le possibilità di intervento diretto delle persone nella sfera pubblica. Ha modificato l’organizzazione del lavoro. Ha consentito lo sviluppo di una società più aperta e libera. Internet deve essere considerata come una risorsa globale e che risponde al criterio della universalità.

“Grazie a Dio c’è internet” ripete l’autrice di questo bellissimo articolo. Ma troppo spesso, sottolinea l’articolo (e noi siamo d’accordo), noi adulti non sappiamo distinguere tra il significato che internet ricopre per noi e quello che ricopre per i nativi digitali. Le potenzialità della rete sono enormi e possono migliorare la vita, intesa non solo come libertà di espressione. Ma questa potenzialità va conosciuta e guidata. La tecnologia è entrata nelle vite di molti italiani quando questi erano già adulti e, dunque, in grado, almeno la maggior parte, di accogliere i social network o l’iPad, la playstation e lo smartphone con raziocinio e, almeno, parziale consapevolezza. Non così è stato per i nativi digitali che si trovano già durante l’infanzia a potere gestire mezzi tecnologici e possibilità di comunicazione infinite, ma per i quali non posseggono strumenti di utilizzo adeguati.

Questo interessante articolo ci fa dunque riflettere sul fatto che non vi sia stato alcun intervento pubblico educativo a sostegno di questo cambiamento che ha mutato profondamente i rapporti tra coetanei, ma in particolar modo tra adulti e ragazzi. Ci fa riflettere su come sia la scuola (e gli insegnanti), sia la famiglia non siano spesso in grado di gestire i nativi digitali.
Il risultato? L’impotenza è il sentimento più diffuso tra i genitori. Il risultato è un continuo attribuirsi responsabilità: le madri ai padri per non sapersi imporre ad eliminare la tecnologia almeno durante i pasti, le insegnanti alle madri a cui rimproverano di non essere sufficientemente autorevoli al fine di rendere i figli meno dipendenti, gli psicologi nel rimproverare alle famiglie inettitudine ad imporre il loro ruolo.
La verità è un’altra, ci dice l’autrice, e sta nella responsabilità delle istituzioni, nella loro ignoranza nel riconoscere il cambiamento e nella loro assenza nel fornire strumenti che andrebbero a garantire l’educazione consapevole, ma ancor più la coesione sociale.

È necessario ed urgente investire in formazione permanente, in corsi di educazione per adulti e per ragazzi che accompagnino i cambiamenti sociali. E questo è stato anche l’obiettivo che ha condotto alla stesura di una Carta dei Diritti in Internet e che dedica un paragrafo al tema educazione. La Carta è consultabile qui e tutti vi possono contribuire attraverso una consultazione pubblica aperta fino a fine febbraio. È un primo importante passo.

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