Ma se lo tengo sempre in braccio…. poi si abitua?

Ma se lo tengo sempre in braccio…. poi si abitua?

Ma se lo tengo sempre in braccio…. poi si abitua?

Questo è un classico tarlo della neomamma e del neopapà alle prese con bebè di pochi giorni, arrivato come tutti i bebè senza istruzioni per l’uso.  Tarlo che può continuare a scavare per molto tempo, spesso mantenuto ben in salute da nonne, amiche e amici sapientoni, tutti intorno alla mamma a elargire consigli e a far velati rimproveri: lo devi abituare fin da piccolo, se lo tieni sempre in braccio lo vizi, lui è furbetto, ha già capito come funziona, e via così.

Partiamo dal fatto che alla nascita noi abbiamo già delle abitudini, perchè per nove mesi siamo stati trasportati, cullati, massaggiati e soddisfatti in tutti i nostri bisogni. Nasciamo insomma con una lunga storia alle nostre spalle, e con un cervello funzionante che ricorda quell’esperienza.

Dunque no, il neonato non si abitua ad essere tenuto in braccio, perchè è già abituato.

Certo, dopo la nascita dobbiamo imparare ad adattarci a un mondo completamente nuovo, fatto di aria che entra nei polmoni, grandi spazi, luce forte, temperatura instabile, stimolo della fame, pancia da riempire, autonomia da conquistare.  E impariamo molto in fretta, perchè tutto si può dire di noi umani, tranne che non siamo intelligenti e adattabili. Però insomma, dateci il tempo….!

E poi ricordiamoci che siamo pur sempre mammiferi. I cuccioli di gorilla, che condividono il 97% dei nostri geni, restano a lungo appiccicati al corpo della mamma. Il riflesso di prensione palmare dei nostri neonati è un ricordo di quando, ancora ominidi, ci aggrappavamo con forza alla pelliccia della mamma, che altrimenti ci perdeva nella foresta.

La nostra fisiologia è ancora quella delle caverne, anche se abbiamo perso i peli, ma l’aver perso i peli non è l’unica complicazione originata dall’essere diventati Homo Sapiens.

A un certo punto della nostra storia evolutiva ci siamo messi in posizione eretta. Questo ha cambiato la nostra struttura scheletrica, progressivamente si è ridotto il bacino e si è ristretto il canale osseo del parto. In breve siamo anche diventati sempre più capiscioni, e ci è raddoppiato il cervello.

In pratica teste di cuccioli sempre più grosse dovevano passare attraverso canali di parto sempre più stretti.

Come risolvere il problema? Ecco la soluzione che abbiamo escogitato: nascere prima che lo sviluppo sia completato. Nasciamo insomma prematuramente, con il cranio che ancora si deve consolidare, senza denti, e incapaci di muoverci autonomamente. Più vulnerabili e incapaci dei piccoli gorillini.

Per questo abbiamo bisogno di completare il nostro sviluppo il più possibile a contatto con quel corpo adulto che garantisce la nostra sopravvivenza e il soddisfacimento dei nostri bisogni.  Abbiamo insomma gli stessi bisogni dei cuccioli di gorilla, ma di più.

E quali sono questi bisogni primari?

“La funzione primaria dell’accudimento come variabile affettiva è quella di garantire contatti corporei frequenti e intimi dell’infante con la madre. Certamente, l’uomo non vive di solo latte.”

Lo scriveva Harry Harlow nel 1958 dopo avere concluso il famoso esperimento sulle scimmiette. Per chi non lo conoscesse già, alcuni cuccioli di scimmia furono separati dalla madre e vennero chiusi in gabbia con due sostituti materni: uno di peluche,  morbido e riscaldato, che non forniva latte e l’altro freddo, metallico, ma che erogava latte. Tutti i cuccioli mostrarono di preferire il surrogato di peluche, gli si aggrappavano con forza, arrivando in certi casi persino al rifiuto di fare i pochi passi per accedere al nutrimento, fino alla morte per denutrizione.

Dunque essere tenuti in braccio, coccolati, stropicciati, baciati è un bisogno primario, non una pericolosa abitudine, e ai bisogni primari bisogna rispondere, ok?

 

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Marzia Bisognin

Operatrice della nascita iscritta al Registro del Melograno Nazionale, doula dalla fine degli anni Settanta, autrice e collaboratrice di diverse pubblicazioni sul tema della maternità. Presidente della sede di Bologna del Melograno, dove conduce i Percorsi di Accompagnamento alla Nascita e lo Sportello Allattamento. Componente del Comitato Scientifico del Melograno Nazionale e docente della Scuola dei 1000 Giorni.

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