Le mamme professioniste del nostro territorio: Ritratti e Dipinti in Grafite di Cetti Tumminia

Le mamme professioniste del nostro territorio: Ritratti e Dipinti in Grafite di Cetti Tumminia

Le mamme professioniste del nostro territorio: Ritratti e Dipinti in Grafite di Cetti Tumminia

 

DireFareAggregare presenta le competenze del nostro territorio. 

Questa volta vi presentiamo una donna, mamma ed artista!

Artista alla quale possiamo rivolgerci per fare (e farci) un regalo speciale: Cetti Tumminia (VISIONI – Laboratorio d’Arte, Ritratti e Dipinti in Grafite)

DFA: ciao Cetti, tu sei mamma, lavoratrice ed artista. Come riesci (o tenti di riuscire) a conciliare famiglia, lavoro e passione? E soprattutto, come nasce questa passione per la grafite?

Mi sono diplomata nel 1998 all’Istituto d’Arte “A.Venturi” di Modena, ma uscita dalla scuola ho dovuto immediatamente scontrarmi con la realtà, mettere da parte tanti sogni e cercare di affrontare il quotidiano.

Gli anni poi sono corsi veloci tra  la ricerca di un lavoro (attualmente lavoro come impiegata amministrativa nel settore ceramico), lo stabilizzarmi nel mondo del lavoro, il matrimonio, la ricerca di una casa, la creazione di una famiglia.

Sono nati i miei 2 bimbi, Gabriele (6 anni) e Alessio (2 anni) e con loro ho vissuto il miracolo e trovato il mio senso. Poi ad un tratto, solo nel dicembre 2013, mi sono ritrovata a tornare in cartoleria per comprare un cartoncino da disegno, una matita HB ed una gomma pane, Alessio aveva 10 mesi e io avevo semplicemente voglia di disegnare i miei bambini.

Non sapevo se ne sarei stata ancora capace, ho solo seguito un impulso e da allora non ho più smesso.

Non ho più smesso di assecondare un’esigenza fisiologica: dovevo disegnare in ogni istante libero e così, messi a nanna i bambini, seguivo questo impulso nonostante fosse tardi, nonostante l’attendermi della sveglia alle 6.30 del mattino, nonostante le mie giornate già piene, tra un impiego amministrativo, un marito, i bimbi, la casa.

Oggi è ancora così anche se, dopo mesi e mesi di giornate piene e di notti insonni china a disegnare, la stanchezza spesso mi fa chiedere se posso andare avanti e per quanto ancora. Mi rispondo semplicemente che non potrei più vivere senza e così proseguo nonostante tutto, mettendo da parte i dubbi e, questa volta, inseguendo i sogni.

È strano: è la prima volta nella vita che credo nella possibilità concreta di realizzarli, ma l’unica certezza che ho al momento è che per “ottenere” si deve “fare”.

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DFA: se non è la tua attività principale come ti aiuta tuo marito nel portarla avanti? Volentieri o no? e che arricchimento porta alle tua famiglia questo sforzo organizzativo?

Mio marito in tutto questo è assolutamente fondamentale: mi aiuta costantemente nella gestione dei bimbi, nelle pulizie di casa, nel preparare i pasti, nel fare la spesa, mi aiuta con la sua pazienza, con la sua costante fiducia, spronandomi, sgranando occhi e sorriso quando gli mostro un lavoro finito, senza lamentarsi mai se passo quasi tutte le sere (che non crollo a letto con i bambini) chiusa nello studio e non accanto a lui semplicemente per guardare insieme un film sul divano. Mi aiuta perché sa che in quei momenti io sono felice.

Nella nostra famiglia non esistono i compiti della donna e quelli dell’uomo, ognuno fa ciò che serve fare in quel dato momento per il bene comune.

Io e mio marito abbiamo sempre sostenuto e appoggiato reciprocamente l’esigenza di spazi personali in cui esprimerci, che fossero legati alla musica, al teatro, al disegno, ad un cinema fuori con gli amici, alla politica: è l’applicarsi nell’inseguimento dei sogni, delle passioni, degli ideali che arricchisce la nostra famiglia.

Spero fortemente che questo venga assimilato dai nostri bambini e desidero che possano appassionarsi e dedicarsi con amore a ciò che riconosceranno valido per loro.

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DFA: ci potresti spiegare, in modo semplice e condivisibile, come realizzi i tuoi lavori con la tecnica del dipinto in grafite?

La spiegazione “semplice” non è semplice… vediamo… non sono in grado di spiegare la Tecnica del dipinto in grafite, posso solo raccontare ciò che faccio. Una volta scelta la foto la elaboro graficamente al computer per tirare fuori quei dettagli di luce che desidero, non c’è quindi un parametro specifico perché ogni foto è unica, mi fermo quando per me è sufficiente, quando mi piace. La stampo, sull’immagine da riprodurre, traccio un reticolato che subito dopo riporto in scala sul foglio da disegno a seconda del formato finale che ho/è stato scelto.

Postilla – sull’utilizzo della “griglia” o del “reticolato” per la riproduzione dei soggetti ci sono scuole di pensiero diametralmente opposte: artisti la negano e la rifiutano come il peggiore dei mali perché sostengono il disegno a mano libera (per tutta una serie di motivi giusti se vogliamo: la conoscenza delle proporzioni, della prospettiva, del corpo umano, della struttura del volto ecc), altri artisti la utilizzano senza problemi.  

Io uso la griglia, non la nego né me ne vergogno. Non amo il disegno completamente a mano libera, non mi interessa, non mi appassiona, sono donna di poca fantasia e molto puntigliosa, mi diverte colorare, riempire, sfumare, rendere la tridimensionalità e stupirmi quando l’immagine “esce” dal foglio.

Detto questo, una volta riproporzionata la griglia sul foglio da disegno, riproduco il soggetto seguendola, riportando in scala le linee principali che fanno da contorno. Quando il soggetto è terminato comincio a riempire. A volte cancello la griglia a mano a mano che procedo con la colorazione, a volte la cancello completamente prima, anche in questo caso non c’è una regola prestabilita ma mi muovo istintivamente rispetto al soggetto da realizzare.

Solitamente comincio sfumando con il pennello le ombre più marcate del volto, poi eseguo gli occhi, il naso e la bocca abbastanza dettagliatamente e piano piano proseguo tutto intorno, regolando a poco a poco l’intensità delle luci e delle ombre, poi i capelli, poi i vestiti ed infine il fondo. I materiali che uso sempre al momento sono una micro mina di grafite 0.5 mm 2B, grafite in polvere 4B data a pennello, sfumini di varie dimensioni, gomma pane e gomme di varie dimensioni, un pastello nero, un gessetto bianco e, spesso, acquerelli liquidi (prediligendo frequentemente il rosso).

Lo sguardo salta continuamente dalla stampa al foglio da disegno o al monitor del pc in cui tengo aperta la foto così da poterla ingrandire in quel preciso punto, per vedere meglio le pieghe della pelle, il punto luce dell’occhio, la curva che disegnano le ciglia… avvicino, allontano il foglio, lo giro a testa in giù, ingrandisco, rimpicciolisco l’immagine per rivederla nel suo insieme, fotografo spesso il lavoro, lo scarico sul pc e affianco sul monitor foto originale e foto del dipinto, per trovare le differenze e ridurle.

Non sono perfetta e mi fermo, ancora una volta, quando mi piace, quando è finito, per me.

DFA: quando decidi cosa sia essenziale nella foto da cui parti per fare il ritratto, a cosa dai più importanza? Intendiamo ad esempio i colori, le parti del corpo (occhi, rughe, espressioni), quella “luce” particolare…

Innanzitutto analizzo le foto dal punto di vista della risoluzione, la quale deve necessariamente essere buona, questo mi consente che i pixel dell’immagine non sgranino nel momento in cui ingrandisco su monitor per cogliere il dettaglio, controllo che non siano sfuocate e che non presentino difetti come ad esempio i classici “occhi rossi”. Questa è la primissima scrematura che faccio.

Il secondo passaggio è semplicemente guardarle con attenzione seguendo l’emozione che mi provocano e cercando di visualizzare nella mia testa il lavoro finito. Conosco i miei limiti per cui, tra le espressioni che mi emozionano di più, scelgo lo scatto che mi consenta di dare al committente il miglior risultato possibile rispettivamente alle mie capacità.

La fase di selezione foto per me è assolutamente fondamentale, non si tratta di avere un soggetto bello o un soggetto brutto, si tratta di trovare il soggetto che si presti ad essere riprodotto, partendo dallo sguardo, dal sorriso, dalla sensazione che emana. Cerco uno stato d’animo, non mi basta un volto, e questo si può trovare ma a volte bisogna cercare più di quanto una persona si aspetti, bisogna dedicarcisi, il committente insieme a me. Spesso ho perso commissioni perché non ho trovato subito ciò che cercavo e dall’altra parte non ci si è potuti prendere il tempo per continuare. Non importa, non sono una commerciante: sono e propongo un’altra cosa e ci tengo che la mia opera abbia un valore “alto”.

 DFA: come nasce questa passione per la grafite?

(Ri)Nasce dall’amore per i miei figli. Non a caso quando non realizzo ritratti per gli altri e seleziono soggetti che mi emozionano, scelgo i miei bambini o soggetti legati al  tema della Maternità, mi cattura sempre…

Nasce dal sentirsi finalmente bravi in qualcosa, nel riconoscersi nelle sensazioni che provi disegnando, prosegue perché senti che mentre disegni scompaiono tutti i pensieri negativi e le preoccupazioni, prosegue quando mi scopro in smorfie che imitano la bocca che sto disegnando, quando gli occhi mi si stringono per quel sorriso che istintivamente imito come se la mia mano potesse renderlo meglio. Non so, nasce da una magia, da una spinta del cuore.

DFA: per quanto riguarda il nostro pubblico, e parlando della realizzazione di ritratti su commissioni, come si sviluppa il rapporto tra la richiesta del committente e lo sviluppo e consegna dell’opera?

Oltre ad una pagina Facebook ho un Sito (realizzato, tra l’altro, da mio marito che anche in questa importante fase si è dedicato a me) in cui espongo tutti i miei lavori e tramite il quale potermi contattare per reperire tutte le informazioni necessarie. Il primo contatto nella maggior  parte dei casi quindi avviene tramite e-mail e in buona parte continua a svilupparsi in questo modo fatta eccezione che per la consegna che, a seconda delle distanze, avviene mezzo posta o personalmente (momento per me sempre tanto emozionante).

Ogni committente ha le sue particolarità e c’è uno scambio sempre diverso. Ci sono committenti che desiderano essere aggiornati con l’invio del work in progress, altri che preferiscono avere la sorpresa finale, c’è chi deve fare un regalo e tutto deve restare “segreto” (quindi io non posso pubblicare nulla fino ad autorizzazione), chi invece chiede un dipinto per sé e non mi dà restrizioni di alcun tipo, chi preferisce avere dipinti totalmente a matita, chi ama l’aggiunta del colore, chi si affida completamente a me o chi chiede esplicitamente qualcosa. Se il committente ha dei dubbi mi chiede, se io ho bisogno di chiarimenti li chiedo, a volte anche telefonicamente se la risposta serve in maniera più rapida. Alcuni committenti non li vedo mai, altri li vedo solo alla fine, altri li ho conosciuti di persona da subito durante le fiere di paese a cui ho preso parte con la mia piccola Galleria ambulante (sul sito ho una pagina dedicata agli Eventi dove riporto le date ed i luoghi dove mi si può trovare).

 

DFA: organizzi anche laboratori per bambini?

Fino ad oggi non l’ho mai fatto, nessuno me lo ha proposto e a me non è venuto in mente. Sarà che in tutti gli ambiti mi dico sempre “a ciascuno il suo mestiere” ed io oggi non credo di essere capace d’insegnare, potrei solo far vedere come faccio e lasciarmi osservare (cosa che faccio spesso nelle fiere di paese in cui espongo dal vivo i miei lavori). Mi sono resa disponibile per lezioni private con un solo allievo, questo potrebbe essere fattibile: realizzare insieme, ognuno sul suo foglio, condividere gli stessi strumenti per riprodurre lo stesso soggetto può essere molto utile. Osservare da vicino e rifare, non è così che si impara di più? Certo poi bisogna applicarsi e sperimentare se stessi, ma per questo io non servo.

DFA: I tuoi figli cosa dicono dei tuoi lavori e di quando ti vedono lavorare? Togli loro del tempo e sacrifichi loro per la tua passione?

I miei figli mi vedono poco disegnare perché lo faccio principalmente la notte a meno di scadenze impellenti che mi impongano di disegnare anche nei week end (ed in questo caso lo faccio o il sabato o la domenica, non entrambe le giornate, prediligendo il momento del pisolino del piccolo e lasciando il papà a giocare con il grande). Un paio di volte in cui è successo il mio bimbo più grande, Gabriele, si è avvicinato con interesse chiedendomi cosa stavo facendo e volendo restare un poco (molto poco) lì ad osservare. Alessio è ancora tanto piccolino e quando viene è perché vuole solo essere preso in braccio e giochicchiare con quello che vede sparso sulla scrivania.

Con Gabriele questi rari casi sono stato spunto per spiegargli cosa fosse “avere una passione” e quale fosse la passione più grande della mamma ed il sogno che la spinge ad impegnarsi tanto. Gabriele ha capito perfettamente: ha risposto che la sua passione sono i cartoni animati! (ride)

Quindi, no, non credo di togliere loro così tanto tempo perché possano soffrirne, cerco di concentrare tutto il lavoro legato a questa mia seconda attività dopo averli messi a nanna (turnandomi con il papà: facciamo una sera per uno). Certo sono un essere umano e non sempre questo è possibile, ma diciamo che per recuperare tempo con loro ad esempio trascuro un po’ la casa o qualcos’altro.

DFA: qual è il futuro del tuo progetto?

Desidero farne un mestiere, lavorare facendo ciò che amo di più, desidero sperimentarmi, mettermi alla prova e migliorare, migliorare sempre.

DFA: un consiglio alle mamme che vogliono mantenere la propria passione, la famiglia e un lavoro ordinario

Non lasciarsi abbattere dalla stanchezza, impegnarsi, dedicarsi, non annullare sé stesse,  ma vivere pienamente ciò che siamo: non siamo solo mamme, siamo tanto di più anche se essere madri è la cosa più bella di tutte.

 

DFA: come descriveresti  in 3 aggettivi la tua attività?

Appagante, impegnativa, stimolante.

 

 

Bio: Mi diplomo nel 1998 all’Istituto d’Arte “A.Venturi” di Modena, ma mi riscopro come artista soltanto nel Dicembre 2013, da quel momento comprendo di non dovermi sottovalutare e, da autodidatta, mi applico  in maniera costante al disegno scegliendo il semplice mezzo della grafite per raccontare ciò che mi emoziona.
In questo percorso alla riscoperta della mia manualità mi sono inizialmente trovata a prediligere soggetti legati alla maternità e soggetti floreali e a propormi come ritrattista, esponendo i miei dipinti da vivo tra fiere di paese e mercati di artigianato artistico, riscontrando un notevole  interesse di pubblico.
Riproduco fotografie dopo una scelta accurata dell’immagine dalla quale partire, fase per me fondamentale in cui scorgere quello sguardo, quella movenza, quella natura che “racconta”.
Amo unire la grafite, in soggetti dallo stile realistico, con il colore e la sua potente carica primordiale, accentuando il tutto con forti contrasti e sempre alla ricerca di grande impatto emotivo.
Artisti con i quali mi confronto riconoscono in me uno stile unico e riconoscibile: dicono che i miei volti sono morbidi, compatti, vellutati.

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