LATTE PER BAMBINI: COME SI AGGIRA IL DIVIETO PREVISTO DALLA LEGGE?

LATTE PER BAMBINI: COME SI AGGIRA IL DIVIETO PREVISTO DALLA LEGGE?

LATTE PER BAMBINI: COME SI AGGIRA IL DIVIETO PREVISTO DALLA LEGGE?

La legge italiana, al fine di promuovere e tutelare l’allattamento al seno, prevede che al momento della dimissione non debbano essere forniti in omaggio prodotti o materiale in grado di interferire in qualunque modo con esso. «Le stesse lettere di dimissioni per i neonati non devono prevedere uno spazio predefinito per la prescrizione del sostituto del latte materno equiparandolo a una prescrizione obbligatoria» (rif. circolare 16 del 24 ottobre 2000).
Inoltre viene definito che «eventuali donazioni di materiali e attrezzature, da parte di aziende produttrici a strutture sanitarie non debbano essere in alcun modo legate alla prescrizione di sostituti». Infine dal 2009, con il decreto 82 emesso dal Ministero del Lavoro, della Salute e delle politiche Sociali come recepimento della direttiva 141 emessa dalla Comunità Europea nel 2006, prescrivere latte artificiale alla dimissione del neonato e della mamma è divenuto ufficialmente un reato. Recita il comma 2 dell’articolo 12: «È vietata per i produttori e i distributori di alimenti per lattanti ogni forma di offerta di campioni gratuiti o a basso prezzo e di altri omaggi di alimenti per lattanti al pubblico, alle donne incinte, alle madri e ai membri delle famiglie, né direttamente, né indirettamente attraverso il sistema sanitario nazionale o attraverso gli informatori sanitari». Le sanzioni sono descritte nell’articolo 6 del decreto legislativo 84 del 2011: «Chiunque commercializza alimenti di proseguimento con ingredienti alimentari, la cui idoneità alla particolare alimentazione dei lattanti dopo il compimento del sesto mese non è confermata da pareri scientifici di organismi riconosciuti a livello nazionale ed internazionale, è soggetto al pagamento di una sanzione amministrativa pecuniaria da dodicimila euro a settantaduemila euro».

Quindi se la legge regolamenta così attentamente il settore, come può essere così facile da aggirare il divieto, come dimostrano le diverse sanzioni emesse negli anni dall’Antitrust?
Corruzione: è questo il capo d’accusa con cui la procura di Pisa ha disposto poche settimane fa gli arresti domiciliari per 12 pediatri tra Toscana e Liguria. In qual modo dunque?
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Questo articolo de Il Fatto Alimentare ci spiega che ricorrendo a una prescrizione orale o scritta su fogli staccati dalla lettera di dimissione ufficiale si può. In Italia, denuncia Ibfan, la pratica sarebbe legata «alla turnazione con cui le principali ditte si spartiscono il privilegio di offrire forniture gratuite o a basso costo di latte artificiale ai reparti maternità, ben consapevoli che durante il periodo in cui viene usato un certo tipo di latte, questo sarà anche consigliato alle dimissioni, con un ritorno di pubblicità e vendite che compensa l’investimento iniziale». Se sui benefici del latte artificiale somministrato al di fuori dei casi di estrema necessità è l’Efsa – la massima autorità europea in materia di sicurezza alimentare – la prima a nutrire dubbi, il ricorso esplicito al consumo dei sostituti nei primi mesi di vita di un neonato ha anche l’effetto di creare confusione nella mente delle giovani mamme e di pregiudicare l’adesione all’allattamento al seno, come dimostra questo studio pubblicato l’anno scorso sulla rivista scientifica Birth.

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