Italia, sentenze e diritti Gay: un bambino con due mamme

Italia, sentenze e diritti Gay: un bambino con due mamme

Italia, sentenze e diritti Gay: un bambino con due mamme

Come cambia la famiglia in Italia?

Segnaliamo un fatto importante in cui un giudice per la prima volta, con decreto della Corte d’appello di Torino, permette a una donna di registrare all’anagrafe del Comune l’atto di nascita del figlio, venuto al mondo in Spagna con fecondazione eterologa quattro anni fa, quando era legalmente unita in matrimonio con una cittadina iberica.

L’avvenimento ci pone di fronte all’impatto che gli effetti giuridici applicati a questi casi possono avere sui diritti di un minore, in casi di fecondazione eterologa tra genitori dello stesso sesso. E ci pone anche dinanzi alle difficoltà di gestione di questi che, oramai sempre meno, possono essere definiti “casi isolati”. La famiglia sta cambiando, ma tutto il resto?

Il Comune annuncia infatti che non obbedirà: i suoi funzionari non trascriveranno l’atto di nascita. E, intanto, l’avvocato che assiste le donne fa presente che “i decreti si devono eseguire”.

Le due donne si erano sposate in Spagna. L’una donò gli ovuli per il concepimento, l’altra portò avanti gravidanza e parto. E il bimbo nacque “Figlio matrimoniale” di una “Madre A” e una “Madre B”, come attestò il Comune di Barcellona.

Poi, nel 2014, la separazione. Entrambe, però, scelsero la condivisione della responsabilità genitoriale. E quando una delle due volle iscrivere il nome del piccolo all’anagrafe di Torino, si sentì rispondere picche: l’atto era “contrario all’ordine pubblico italiano”. Cominciò così la lunga partita di ricorsi sfociata nel decreto della Corte d’Appello.

Anche se in Italia il matrimonio delle sue mamme “non ha effetti giuridici”, la mancata trascrizione dell’atto di nascita ne “limita e comprime il diritto all’identità personale e lo status” nel territorio nazionale. Il piccolino, insomma, non avrebbe legalmente un genitore: quindi “nessuno potrebbe rappresentarlo nelle problematiche sanitarie, scolastiche, ricreative”.

La madre non avrebbe nemmeno i titoli per tenerlo con sé.

 

 

 

 

 

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