Foresta Urbana

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Foresta Urbana

A Bologna torna il Festival degli Alberi e fino al al 25 novembre nel centro storico, in periferia e in collina, tante interessanti occasioni per adulti e bambini. Il programma è ricchissimo.

Per riflettere sull’importanza degli alberi che ogni giorno ci circondando mentre indaffarati corriamo da una parte all’altra…

Nei nostri spazi urbani, luogo d’eccellenza dell’ uomo dove ogni altro essere vivente risulta scomodo e inopportuno, tra le selve dei palazzi, tra le pieghe roventi dell’asfalto, nel sottosuolo asfittico e super affollato di condotte e tubature, crescono, dotati di una tenacia sorprendente, alberi silenti e maestosi, presenze discrete cui l’alleanza col tempo ha donato un’apparente immobilità e la capacità di rendersi quasi inosservati.
Quasi, ma non del tutto.
Così capita sovente che dell’albero d’improvviso ci si accorga, come se ieri non c’era e oggi sì, e si prova fastidio per il posto auto sottratto e la carreggiata più stretta di quanto non servirebbe, ingombrante rompiscatole!, per le foglie che otturano le caditoie e invadono i piazzali, insolente sporcaccione!, e per l’altezza, incombente e minacciosa, spavaldo bravaccio! E sulla scorta di considerazioni di questo tipo si elargiscono sentenze e condanne, mutilazioni e abbattimenti, e urbanizzazioni sfrenate laddove resisteva un’ultima enclave verde nel grigiore del cemento.
In realtà studi consolidati suggerirebbero un atteggiamento assai più prudente e rispettoso: sotto il 15% di aree urbane destinate a verde cominciano i guai, e sono guai seri, che coinvolgono la salute del cittadino e la vivibilità stessa di quello spazio che l’uomo vorrebbe suo esclusivo. Gli eccessi che ci concediamo nei nostri sfrenati stili di vita ci sono consentiti quasi esclusivamente dalla presenza voluta o meno di alberi in ogni fazzoletto di terra libero da strade e pavimenti; anzi, a volte la forza di un albero è tale che basta una fessura nell’asfalto per erompere nel mondo e inondarci di benefici effetti che non solo forse non meritiamo, ma che neppure sappiamo di ottenere.
Vediamo nel dettaglio di quali benefici stiamo parlando.
Le città sono isole di calore, cioè aree in cui la temperatura media risulta essere anche di 5 e più gradi centigradi superiore a quella delle circostanti zone rurali. Il motivo è facilmente intuibile: le attività antropiche producono calore, e le vaste aree cementate e asfaltate in parte riverberano l’energia solare, impennando i termometri, e in parte la immagazzinano rilasciandola durante la notte, contrastando quindi il naturale raffreddamento del suolo durante le ore buie: all’alba di una torrida giornata estiva la città si presenta già surriscaldata e pronta per la rosolatura al forno. Gli alberi non solo stendono una chioma ombreggiante sui pavimenti della città, ma provvedono pure, attraverso un processo di costante evapo-traspirazione fogliare, a rinfrescarne l’atmosfera. Lo sforzo della moderna architettura nella progettazione di tetti e facciate verdi risponde proprio all’esigenza di aumentare al massimo le superfici di verde urbano, riducendo al contempo i costi di raffreddamento degli edifici che sono, tra l’altro, di gran lunga superiori ai costi di riscaldamento, soprattutto in termini di consumi energetici.
Per contro, in inverno, la chioma degli alberi, seppur spoglia, favorisce il mantenimento di un cuscinetto d’aria più tiepida tra il suolo e gli strati più alti e freddi, e in caso di vento, ne frange gli eccessi, fenomeno quanto mai auspicabile soprattutto in quelle lunghe strade costeggiate da alti palazzi, veri e propri canyon artificiali, in cui il vento tende ad insinuarsi e acquistare velocità.
Altro primato poco invidiabile delle aree urbane è la concentrazione di polveri sottili nell’aria, derivanti da combustioni di ogni tipo (motori, riscaldamento, fabbriche, ecc.), e praticamente da ogni attività eseguita dall’uomo, dalla massaia che sbatte il tappeto (trascurabile), a milioni di freni che polverizzano dischi e pastiglie o migliaia di cantieri d’ogni sorta (più preoccupante). Alcune di queste particelle sono così leggere che impiegherebbero 24 ore, in totale assenza di vento, per abbassarsi di un metro, e sono solitamente quelle che se ne fregano di filtri o barriere alveolari. Ancora una volta sono le piante a prestare un involontario soccorso, catturando permanentemente le polveri che giungono a contatto con foglie e parti legnose.
Miscelati alle polveri, a formare quel cosiddetto aerosol che nulla ha a che vedere con presidi salutistici, ci sono i gas derivanti dalle attività umane. Scagioniamo immediatamente la massaia col suo tappeto ormai divenuto volante a suon di bastonate, che in questo proprio non ha alcuna colpa, e puntiamo l’indice, ancora una volta, contro combustioni d’ogni sorta e derivati dell’industria, in primis chimica e farmaceutica. Il risultato di questa nefasta miscela di polveri e gas è quanto obbliga le autorità, in via del tutto prudenziale, ovviamente, a sconsigliare a bambini e anziani ad uscire di casa in certe fasce orarie e in certi periodi dell’anno. Come dire: soggetti sani e forti vadano pure a fare inalazioni di composti pluritossici, che tanto possono tollerare un po’ di salute persa; gli altri restino a casa, perché anziché la salute possono rimetterci la vita…
Ebbene, il 90% di un albero è costituito da lignina e cellulosa, macromolecole stabili e molto grandi che conferiscono resistenza e elasticità alla pianta (in pratica una sorta di cemento armato vegetale atto a sostenerne il peso, spesso di numerose tonnellate); ma il restante 10% è costituito da una tale moltitudine di composti organici, molti dei quali volatili, che nemmeno il più fantasioso dei chimici o la più dotata delle industrie riuscirebbe neppure a immaginare. Scopo di questa straordinaria proliferazione molecolare volatile, che gli studiosi chiamano con un acronimo (VOC, Volatile Organic Compounds), altro non è che la trasmissione di messaggi nell’ambiente destinati ai propri simili, ma anche a piante non appartenenti alla medesima specie, o a insetti amici (pensiamo al profumo dei fiori che attira gli insetti impollinatori), ma anche a insetti nemici (emblematico il caso di una varietà di patata che, se visitata da un afide, emette un forte odore di famelica coccinella, obbligando alla fuga l’ospite indesiderato). Molti di questi composti, loro malgrado e sicuramente con disappunto della pianta che li aveva prodotti per altri scopi, sono in grado di interagire con le polluzioni industriali, fino a disinnescarne gli effetti nefasti sulla nostra salute.
A tutto questo aggiungiamo, ultimo ma non per importanza, il fatto che attraverso la fotosintesi le piante sottraggono anidride carbonica all’atmosfera restituendo ossigeno, elemento indispensabile per la stragrande maggioranza degli esseri viventi.
Insomma se ancora non sono le targhe alterne a scandire i nostri ritmi di vita, o se ancora possiamo concederci una boccata d’aria senza uso di sofisticate maschere antigas, un po’, forse, lo dobbiamo agli alberi ingombranti e sporcaccioni che qualcuno si ostina ancora ad accogliere negli anfratti inutilizzabili delle nostre città.
Ma non è finita qui: forse gli aspetti più sorprendenti non derivano da complesse formule chimiche quanto piuttosto proprio dalla nostra componente psichica che, eclettica e insondabile, ci avvicina più di quanto non crediamo al mondo degli alberi.
Innanzitutto va ricordato che nell’ambiente urbano, a volte così vasto da smarrire un orizzonte che non sia di palazzi e cavalcavia, gli alberi ci aiutano, attraverso le bizzarrie cromatiche e i cambiamenti d’abito di cui sono capaci, a visualizzare le stagioni, fornendoci un inaspettato aggancio verso quei ritmi stagionali da cui, da millenni, dipendiamo.
Inoltre, se una passeggiata in un bosco ha un effetto rilassante, ci si è chiesto se, in qualche modo, tale effetto possa essere misurato e consegnato alla scienza e al sapere pubblico senza l’ombra di fantasticherie poetiche o romantici sentimentalismi.
Punto di riferimento in questo filone di indagini può essere con ogni probabilità individuato in tal Roger Ulrich, professore di architettura presso il Centro per la ricerca sull’edilizia sanitaria della Chalmers University of Tecnology che ha sede a Goeteborg, Lund e Stoccolma, fermo restando che l’idea che il contatto con la natura crei benessere è ampiamente presente da più di duemila anni nelle culture di tutto il mondo.
Impegnato nella progettazione di strutture sanitarie consone alle esigenze anche psichiche dei pazienti, Ulrich ha rivolto la sua attenzione agli spazi verdi, individuandone la chiave di volta verso una migliore e più veloce riabilitazione dei pazienti.
Ospedali che offrono visioni sul verde (per fare un esempio, l’ospedale Bellaria a Bologna), richiedono degenze e uso di farmaci per la terapia del dolore decisamente inferiori a ospedali totalmente urbani (in tema di esempi, per rimanere in area bononiense, l’ospedale Maggiore). Non solo: recidive o complicazioni post chirurgiche sono significativamente inferiori nel primo caso.
In numerosi test di laboratorio, i soggetti sottoposti a stress di qualche tipo (risoluzione compiti complessi, visioni di immagini spiacevoli ecc.), mostrano tempi di recupero molto più brevi se, a seguito del test, vengono lasciati liberi di svagarsi in un giardino piuttosto che dover rimanere chiusi in una squallida sala d’attesa. I parametri misurati per questo tipo di indagini sono, di solito, pressione sanguigna, frequenza cardiaca, sudorazione, tensione muscolare, ecc.
La spiegazione del perché il naufrago dell’era tecnologica e cementizia trovi ristoro aggrappato al legno di un albero, è suggestiva e chiama in causa l’antropologo più che lo psicologo o il botanico. In pratica esisterebbe una sorta di retaggio evolutivo, in parte anche genetico, risalente al tempo in cui l’uomo, certamente predatore, era a sua volta anche preda ricercata da carnivori più abili, più grossi e meglio dotati nella strategia venatoria. L’accesso a un albero su cui potersi arrampicare costituiva di fatto un rifugio spesso inespugnabile o quantomeno difendibile a calci e morsi. Oltre che essere abitualmente materiale da costruzione, fonte di energia e di cibo, e, in tempi solo di poco più recenti, anche di medicamento.
Al di fuori degli sfortunati contesti ospedalieri o degli stressati soggetti di indagini psicosociali, che ripercussioni ha, nella quotidianità, la maggiore o minore presenza di verde nelle aree urbane? In primo luogo sembra che nei quartieri più verdi la popolazione sia meno litigiosa e abbia una guida più accorta (meno incidenti stradali); in secondo luogo si delinque di meno: meno reati di ogni tipo, dall’omicidio alla truffa, suggerendo una strategia di controllo del territorio più ecocompatibile, anche se comunque in linea con alcuni provvedimenti recenti. Insomma, meno polizia a cavallo e vigili in velocipede e più alberi!
Con buona pace di coloro che gli alberi proprio non li sopportano, perché fanno le foglie e portano le bestie in casa!

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Scritto da Mauro Zanichelli: Mi chiamo Mauro, sono nato a Bologna poco meno di mezzo secolo fa, che detta così può sembrare un sacco di tempo. In realtà confrontandomi quotidianamente per professione con esseri viventi che misurano il tempo in secoli (gli alberi), non è poi così tanto.
I miei studi sono abortiti agli esordi universitari, preferendo occasioni lavorative che mi hanno portato un po’ in giro per il mondo. Famiglia e bambini mi hanno indotto a mettere radici e mi hanno portato più vicino a studiare la stanzialità degli alberi piuttosto che il nomadismo degli animali. Vivo sull’Appennino tra Bologna e Firenze; il distacco dalla città, avvenuto circa 15 anni fa in favore di colline e boschi, ha caratteristiche di irreversibilità.
Amo il mio lavoro e mi occupo a tempo perso di divulgare con ogni mezzo una maggiore sensibilità verso il mondo naturale che ci circonda.

Mauro ha fondato Potatura Alberi Treeclimbing.it  ed è un operatore abilitato presso la Scuola di Tree Climbing Alberi Maestri di Perugia.

2 comments

    1. DireFareAggregare
      ReplyDireFareAggregare

      Grazie Dario per il complimento che giriamo al nostro autore Mauro Zanichelli che di alberi se ne intende! E bisognerebbe dirlo ogni giorno: VIVA GLI ALBERI!

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