Diritti della mamma: per quanto tempo potrò allattare se vado al lavoro?

Diritti della mamma: per quanto tempo potrò allattare se vado al lavoro?

Diritti della mamma: per quanto tempo potrò allattare se vado al lavoro?

Il latte materno nutre. Il latte materno protegge dalle malattie. Il latte materno è fondamentale nei primi mesi di vita. Il latte materno contiene tutte le sostanze di cui il neonato ha bisogno. Quante volte lo abbiamo detto oppure ce lo siamo sentito ripetere noi mamme?

Riconosciamo l’importanza del latte materno per il piccolo e l’importanza del legame che si crea con il neonato, allattando. Ma il tempo per farlo? Ci abbiamo mai pensato? Quanto tempo si “perde” ad allattare i nostri cuccioli? La domanda è spesso “per quanto tempo potrò farlo”? E non dipende sempre da noi mamme. A volte sono le circostanze esterne a dettarne la durata. È bene allora conoscere i diritti della mamma nel periodo più emozionante e delicato della sua vita, se è una lavoratrice dipendente. Dopo i mesi trascorsi ad accudire il proprio bimbo, c’è sempre l’ansia per il ritorno al lavoro e per quando dovrà staccare il bebè dalla tetta. Come farò? Riuscirò ad organizzarmi?

Al di là dei consigli sui vari tiralatte e sui metodi di congelamento ormai noti a tutte, vi fornirò un vademecum per conoscere i diritti della mamma durante il periodo detto “allattamento”.

Fino ad un anno di vita del bambino, la lavoratrice madre ha diritto a due ore di permesso giornaliero retribuite in caso di orario di lavoro superiore alle 6 ore giornaliere e di un’ora in caso di orario di lavoro inferiore alle 6 ore giornaliere. Le ore di permesso sono considerate lavorative a tutti gli effetti e sono utili ai fini della maturazione del tfr, ferie, mensilità aggiuntive. I permessi possono essere usufruiti ad inizio della giornata lavorativa oppure al termine, di modo che si abbia più tempo per dedicarsi al bambino.

Se il datore di lavoro ha istituito in azienda o nelle immediate vicinanze un asilo nido o un’altra struttura idonea, i periodi di riposo sono di mezz’ora ciascuno.  La lavoratrice che intende usufruire dei riposi giornalieri deve presentare domanda al datore di lavoro e impegnarsi a comunicare eventuali variazioni successive. Il padre può usufruire di questo periodo nelle seguenti circostanze:

  1. Affidamento del figlio al solo padre;
  2. Morte o grave infermità della madre;
  3. In alternativa alla madre lavoratrice dipendente;
  4. Madre lavoratrice non dipendente che non si avvale dei permessi.

Sono esclusi i casi di madre che non se ne avvale perché sta fruendo del periodo di astensione obbligatoria o facoltativa oppure se è assente per una causa che determina una sospensione del rapporto di lavoro (ad esempio aspettative o permessi non retribuiti). Il diritto spetta al padre lavoratore anche in caso di madre casalinga, indipendentemente dall’oggettiva impossibilità della madre di accudire il bambino, a partire dal giorno successivo ai 3 mesi dopo il parto (ossia a partire dal giorno successivo alla fine del periodo di astensione obbligatoria per maternità).

Dott.ssa Nadia Grano

Dott.ssa Nadia Grano

Sono una mamma e una consulente del lavoro a tempo pieno. Ho conseguito una Laurea in Scienze Politiche presso l’università degli Studi di Bologna nell’anno 2001 e un Master sui conflitti di lavoro e Relazioni Sindacali. Dopo aver terminato la pratica professionale presso studi di consulenza del lavoro, ho intrapreso la libera professione dal 2009. Presto consulenza alle aziende nelle materie di amministrazione e gestione del personale, nell’elaborazione dei cedolini paga e nelle problematiche inerenti il rapporto di lavoro nella città di Bologna e provincia e in alcune regioni d’Italia.

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