Il colloquio, finalmente!

Il colloquio, finalmente!

Il colloquio, finalmente!

Di quale tema da anni si parla e pare che nessuno abbia la soluzione?
Di LAVORO e molti di noi sono alla ricerca di un lavoro: il ragazzo appena diplomato, il dipendente in mobilità, noi membri di una famiglia dove capita, troppo spesso, che il nostro compagno ha perso il suo posto di lavoro. Abbiamo pensato, tramite una nostra collaboratrice che si occupa di risorse umane in un grande azienda di chiederle quale consiglio per il fatidico momento del colloquio di lavoro.

Il responsabile HR o chi per lui vi chiamano per un colloquio o vi mandano una mail di invito: accettate!
Il primo errore è chiedere di spostare l’incontro perché avete altro da fare. A meno che non si tratti di ricevere il premio Nobel, l’agenda di chi vi farà l’intervista ha la priorità sulla vostra.
Presentatevi vestiti adeguatamente all’azienda: se avete tempo passate intorno all’orario di apertura/chiusura e vedete come sono vestite le persone che già ci lavorano.
Arrivate in orario, quindi né ore prima nè, Dio ve ne scampi e liberi, in ritardo. Se proprio succede, avvisate per tempo.
Durante il colloquio siate solari, ottimisti e parlate in modo chiaro: si tratta di un “colloquio” perciò non ha nessun valore spiattellare le notizie che avete imparato a memoria sull’azienda o recitare il cv come la poesia che vi hanno insegnato in prima elementare.
Siate onesti nel vostro cv: mi è capitato di leggerne alcuni dove le persone sostenevano di conoscere l’inglese a livello madrelingua. Ho preso il primo documento in inglese che avevo sulla scrivania e ho chiesto di tradurre. Vedere le persone sudare per l’ansia non è un bello spettacolo! E un’esperienza del genere potrebbe capitarvi con qualunque balla che avete scritto.
Quando parlate con l’intervistatore evitate di mettere dei paletti: voglio il part time, quando posso chiedere il trasferimento, quando sarò promosso etc etc. Ricordatevi che quando fate un colloquio, la scelta è reciproca: non è solo l’intervistatore a scegliervi, ma siete anche voi che scegliete l’azienda. Se le condizioni offerte non vi soddisfano, è assolutamente lecito dire che non vi interessa o non fa per voi. Apparire come un rompiscatole al colloquio non vi farà fare buona impressione. Garantito.
Spesso ai colloqui vi verranno rivolte domande scomode tipo chiedere qual’è la vostra area di miglioramento. In verità l’intervistatore non è veramente interessato al vostro difetto, ma alla vostra capacità di autocritica. Anche altre domande assurde non sono volte a chiedervi una risposta esatta, ma ad indagare la vostra capacità di ragionamento.
Quando vi si chiede genericamente di parlare di voi, cercate di essere interessanti e di raccontare qualcosa di diverso, qualcosa che vi caratterizza: perché avete fatto o non fatto determinate scelte nella vostra vita ad esempio.
Un altro aspetto sostanziale: come urlava Nanni Moretti in “Palombella Rossa”, “LE PAROLE SONO IMPORTANTI”.
Non usate i paroloni se non ne conoscete il significato, non usate male le parole straniere: stage si pronuncia alla francese, altrimenti se usate la parola inglese state parlando di un “palcoscenico” e lo stesso vale per le citazioni latine; i congiuntivi sono coniugabili e non sostituibili con altri tempi.
Non siate logorroici e ascoltate le domande che vi vengono rivolte, ma non va bene neanche il mutismo assoluto: ricordatevi che è un colloquio, non un monologo.
Insomma, dovete cercare di fare una buona impressione quindi cercate di mettervi nei panni di chi vi conoscerà per la prima volta e chiedetevi se voi vi assumereste.

 

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